“Se fosse successo a un…”. Minacce a Cerno, Paolo Del Debbio furioso
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“Se fosse successo a un…”. Minacce a Cerno, Paolo Del Debbio furioso

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Nuovo caso di intimidazione nei confronti di Tommaso Cerno, direttore de Il Giornale. Il giornalista sarebbe finito nuovamente nel mirino di messaggi minacciosi di matrice islamista, un episodio che ha provocato reazioni e prese di posizione dal mondo politico e istituzionale. A esprimere solidarietà è stata anche la Comunità ebraica di Milano, attraverso il suo presidente Walker Meghnagi, che ha denunciato quello che definisce un clima sempre più preoccupante nei confronti della libertà di informazione.

La vicenda è stata resa nota il 2 novembre, quando il quotidiano ha riferito di nuove intimidazioni rivolte al proprio direttore. Secondo quanto riportato dalla testata, Cerno sarebbe stato definito un «infedele» in alcuni messaggi riconducibili ad ambienti estremisti. Un episodio che Il Giornale ha descritto come una sorta di «fatwa» e che si aggiungerebbe alle minacce ricevute negli ultimi mesi.

Le minacce a Cerno e gli attacchi legati alle sue posizioni sul radicalismo islamico

Stando alla ricostruzione pubblicata dal quotidiano, alla redazione continuerebbero ad arrivare lettere e comunicazioni intimidatorie provenienti da diversi ambienti estremisti. Nel mirino ci sarebbero soprattutto gli articoli e le dichiarazioni pubbliche di Tommaso Cerno sul radicalismo islamico e sui rapporti tra alcune organizzazioni estremiste e settori dell’attivismo politico.

Il direttore avrebbe scelto di non lasciarsi condizionare dalle intimidazioni, ribadendo pubblicamente la volontà di proseguire il proprio lavoro giornalistico. Una posizione che ha riacceso il dibattito sulla libertà di stampa e sulla necessità di garantire ai giornalisti la possibilità di esprimere le proprie opinioni senza subire minacce o pressioni.

Walker Meghnagi: «Chi minaccia un giornalista minaccia la libertà di tutti»

Tra gli interventi più significativi c’è quello di Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica di Milano, che ha espresso piena solidarietà a Cerno e a tutta la redazione de Il Giornale.

«Esprimo la mia piena e incondizionata solidarietà a Tommaso Cerno, direttore de Il Giornale, e a tutti i giornalisti del quotidiano, per le gravissime minacce ricevute da gruppi dell’islamismo radicale. Chi minaccia un giornalista per le sue idee, le sue inchieste, le sue denunce, minaccia la libertà di tutti», ha dichiarato.

Meghnagi ha poi sottolineato l’importanza di una risposta condivisa da parte delle istituzioni e della società civile: «In una democrazia la libertà di informare e di esprimersi non si negozia. Se cade per uno, cade per tutti».

Il presidente della Comunità ebraica ha inoltre definito inquietante il clima di intimidazione nei confronti del giornalismo, richiamando anche il comportamento delle frange più radicali del movimento Pro Pal.

«Come ai tempi delle Brigate Rosse, è fondamentale che tutta la società e tutta la politica si esprimano con chiarezza contro questi atti intimidatori», ha aggiunto, ribadendo la vicinanza della Comunità ebraica al direttore e ai suoi collaboratori.

La solidarietà delle istituzioni: intervengono La Russa e Fontana

La vicenda ha provocato anche numerose reazioni nel mondo politico. Tra coloro che hanno manifestato vicinanza al direttore de Il Giornale figurano il presidente del Senato Ignazio La Russa e il presidente della Camera Lorenzo Fontana, insieme ad altri rappresentanti del governo e delle forze parlamentari di centrodestra.

Il caso riporta così al centro dell’attenzione un tema particolarmente delicato: la tutela dei giornalisti e il diritto di raccontare fatti, esprimere opinioni e condurre inchieste senza essere sottoposti a intimidazioni.

Al di là delle posizioni politiche e delle differenze ideologiche, il principio della libertà di stampa resta uno dei pilastri fondamentali di una democrazia.

Paolo Del Debbio provoca il dibattito: «Se fosse successo a un giornalista di sinistra, piazze piene»

A far discutere sui social è stato anche l’intervento di Paolo Del Debbio, che ha commentato la vicenda con una frase destinata ad alimentare il confronto politico.

«Se fosse successo ad un giornalista di sinistra, oggi avremmo le piazze piene», ha scritto su X.

Una dichiarazione che mette in evidenza quella che, secondo il giornalista e conduttore televisivo, sarebbe una disparità di attenzione e di mobilitazione quando a essere colpiti da minacce sono professionisti appartenenti a differenti aree politiche.

Il suo commento ha raccolto numerose condivisioni, riaccendendo la discussione sulla presunta doppia misura nella difesa della libertà di stampa.

La libertà di informazione al centro dello scontro politico

Il nuovo episodio che coinvolge Tommaso Cerno si inserisce in un clima di crescente tensione attorno al dibattito pubblico, nel quale le posizioni espresse da giornalisti, commentatori e rappresentanti politici diventano spesso oggetto di scontri particolarmente accesi.

Le minacce, qualunque sia la loro provenienza e indipendentemente dall’orientamento di chi le riceve, rappresentano un fatto grave che non può essere considerato una normale conseguenza del confronto politico.

La solidarietà espressa dalla Comunità ebraica di Milano e dalle istituzioni riporta dunque l’attenzione su una questione essenziale: la libertà di informazione deve essere difesa senza distinzioni di appartenenza politica. Perché il diritto di criticare, denunciare e raccontare non può essere messo a tacere attraverso la paura e l’intimidazione.

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Paolo Bonolis e Carola Moroni, il retroscena su Sonia Bruganelli
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Paolo Bonolis e Carola Moroni, il retroscena su Sonia Bruganelli

Paolo Bonolis e Carola Moroni, il retroscena su Sonia Bruganelli

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Dopo la fine del matrimonio con Sonia Bruganelli, Paolo Bonolis starebbe vivendo una nuova e importante stagione della sua vita sentimentale. Al centro delle indiscrezioni c’è Carola Moroni, 32 anni, la donna che da alcuni mesi sarebbe al fianco del popolare conduttore televisivo. Una frequentazione che, secondo le ricostruzioni circolate nelle ultime settimane, sarebbe diventata sempre più seria, tanto da coinvolgere anche le rispettive famiglie.

Ma se per Bonolis questo nuovo rapporto rappresenterebbe un capitolo importante da vivere con serenità, intorno alla relazione sarebbero emersi alcuni retroscena che riguardano proprio l’ex moglie. Secondo quanto raccontato dal giornalista Gabriele Parpiglia, infatti, dietro l’apparente tranquillità dei rapporti tra Sonia Bruganelli e il suo ex marito potrebbero nascondersi alcune tensioni legate alla presenza della nuova compagna.

Paolo Bonolis e Carola Moroni, una storia sempre più importante

La conoscenza tra Paolo Bonolis e Carola Moroni sarebbe iniziata nella primavera scorsa. Da allora, il legame si sarebbe progressivamente consolidato, arrivando a un punto particolarmente significativo: le presentazioni in famiglia. Stando alle indiscrezioni, il conduttore avrebbe fatto conoscere Carola ai suoi familiari e avrebbe avuto modo di incontrare anche quelli della giovane donna.

Un passaggio che lascerebbe intendere come la relazione non sia più una semplice frequentazione, ma qualcosa di decisamente più importante.

Anche Sonia Bruganelli, secondo le ricostruzioni, avrebbe avuto modo di conoscere la nuova compagna dell’ex marito. In un primo momento non sarebbero emerse particolari opposizioni, ma successivamente la situazione avrebbe assunto contorni differenti.

Il presunto veto di Sonia Bruganelli a Tennis and Friends

A riportare alla luce i retroscena è stato Gabriele Parpiglia attraverso la sua newsletter. Il giornalista ha raccontato un episodio che sarebbe avvenuto durante Tennis and Friends, l’evento dedicato alla prevenzione e alla solidarietà organizzato al Foro Italico di Roma dal 2 al 4 ottobre.

Bonolis è da tempo uno dei volti legati alla manifestazione, alla quale partecipa anche come ambassador. Proprio in quell’occasione, secondo la ricostruzione di Parpiglia, sarebbe stato naturale aspettarsi la presenza di Carola accanto al conduttore.

Ma qualcosa sarebbe andato diversamente. Alla giovane donna sarebbe stato chiesto di non partecipare all’appuntamento, evitando così una possibile apparizione pubblica insieme a Bonolis.

Una circostanza che, se confermata, potrebbe aver creato qualche imbarazzo. Non si tratta tuttavia di una vicenda confermata dai diretti interessati e, al momento, resta una ricostruzione giornalistica.

La scelta di Bonolis: niente polemiche e una fuga a Dubai

Sempre secondo Parpiglia, Paolo Bonolis avrebbe preferito non alimentare discussioni e non trasformare la situazione in uno scontro pubblico. Il conduttore avrebbe scelto la strada della discrezione, evitando polemiche e privilegiando la tranquillità personale.

In quei giorni, inoltre, Bonolis avrebbe approfittato di una pausa dalle registrazioni di Avanti un altro per concedersi un viaggio a Dubai insieme a Carola Moroni.

Una vacanza lontano dai riflettori che, secondo il giornalista, avrebbe rappresentato anche un modo per vivere liberamente la nuova relazione, senza lasciarsi coinvolgere dalle indiscrezioni.

La battuta di Sonia Bruganelli a Verissimo riaccende il gossip

A rendere ancora più interessante la vicenda è stata anche una frase pronunciata da Sonia Bruganelli durante una recente intervista a Verissimo, il programma condotto da Silvia Toffanin.

Parlando dell’ex marito, l’imprenditrice aveva lanciato una battuta destinata a far discutere: «Perché non intervisti Paolo? Forse lo troverai diverso rispetto all’ultima volta?».

Parole che hanno immediatamente attirato l’attenzione degli appassionati di gossip. Non è chiaro, tuttavia, a cosa si riferisse esattamente Bruganelli e non ci sono elementi per collegare direttamente quella dichiarazione alle presunte tensioni con Carola.

Chi è Carola Moroni, la nuova compagna del conduttore

Carola Moroni ha 32 anni, è originaria di Marino, nei Castelli Romani, ed è laureata in Informatica. Secondo le informazioni diffuse, si occuperebbe di attività legate alla gestione aziendale, all’imprenditoria digitale e al mondo dei social media.

Il pubblico televisivo potrebbe ricordarla anche per la partecipazione a Temptation Island nell’estate del 2023, quando aveva preso parte al programma nel ruolo di tentatrice.

La conoscenza con Bonolis sarebbe maturata proprio nell’ambiente televisivo, attraverso il contesto professionale legato alla società di produzione Fascino.

Una nuova pagina dopo la separazione

Per Paolo Bonolis, dunque, potrebbe essere arrivato il momento di voltare definitivamente pagina dopo la separazione da Sonia Bruganelli. Il conduttore, che ha sempre cercato di mantenere un atteggiamento riservato sulla propria vita privata, sembrerebbe intenzionato a vivere questa nuova relazione senza lasciarsi condizionare dalle polemiche.

Resta da capire se i retroscena raccontati da Parpiglia troveranno conferma e quale sia realmente il clima tra Bonolis, la sua nuova compagna e l’ex moglie.

Per ora, i protagonisti scelgono il silenzio. Ma una cosa è certa: la nuova vita sentimentale del conduttore continua ad attirare grande curiosità e il gossip intorno alla coppia sembra tutt’altro che destinato a spegnersi.

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Giusina Battaglia torna a parlare dopo la morte del marito Sergio: «Vivo un grandissimo abisso, ma presto tornerò in tv»
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Giusina Battaglia torna a parlare dopo la morte del marito Sergio: «Vivo un grandissimo abisso, ma presto tornerò in tv»

Giusina Battaglia torna a parlare dopo la morte del marito Sergio: «Vivo un grandissimo abisso, ma presto tornerò in tv»

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La cuoca siciliana di È sempre mezzogiorno torna sui social dopo settimane di assenza. In un video molto commovente ringrazia chi le è stato vicino e annuncia la decisione di riprendere gradualmente la propria vita professionale. «La vita continua», racconta tra le lacrime.

Un messaggio carico di emozione, la voce che fatica a trattenere la commozione e la volontà di trovare, un passo alla volta, la forza di ricominciare. Giusina Battaglia torna a parlare dopo la dolorosa scomparsa del marito Sergio e lo fa attraverso un video pubblicato sui social, nel quale si rivolge direttamente alle migliaia di persone che in queste settimane le hanno manifestato affetto e vicinanza.

La cuoca siciliana, amatissima dal pubblico televisivo per le sue ricette e per la sua partecipazione a È sempre mezzogiorno, il programma di Rai 1 condotto da Antonella Clerici, aveva scelto di allontanarsi temporaneamente dai riflettori dopo il grave lutto familiare.

Adesso, a distanza di alcune settimane, ha deciso di rompere il silenzio, raccontando con grande sincerità il momento difficile che sta attraversando e annunciando una decisione importante: tornare gradualmente al lavoro e riprendere gli impegni già programmati.

Il primo messaggio dopo la scomparsa del marito: «Grazie perché ci siete stati»

«Buongiorno, da tanti giorni cerco di pensare a fare questo video per salutarvi e forse oggi è arrivato il momento di farlo, non mi dilungo su nulla».

Sono queste le prime parole pronunciate da Giusina Battaglia nel filmato condiviso con i suoi follower. Un saluto semplice, ma accompagnato da un’emozione evidente.

La cuoca ha preferito non entrare nei dettagli della propria sofferenza, spiegando di non voler raccontare come si sente in questo momento.

«Non vi dico come sto perché non è necessario. Voglio solo dirvi grazie perché ci siete stati e ci siete e so che ci sarete».

Un ringraziamento rivolto a tutte le persone che non le hanno fatto mancare il proprio sostegno dopo la morte del marito. Messaggi, manifestazioni di affetto e parole di incoraggiamento che, come ha raccontato lei stessa, le hanno dato la forza di tornare davanti alla telecamera.

«È grazie a voi e al vostro incoraggiamento se oggi sto facendo questo breve video», ha aggiunto.

«Vivo un grandissimo abisso»: il dolore e le lacrime

Il passaggio più intenso del filmato arriva quando Giusina prova a descrivere il proprio stato d’animo.

«Vivo un grandissimo abisso in questo momento, mi sembra di ricominciare tutto dall’inizio ma so che c’è qualcuno che mi sta aiutando».

Parole che raccontano la difficoltà di affrontare una perdita così importante e di ritrovare un equilibrio dopo un cambiamento improvviso della propria vita.

La commozione prende il sopravvento e la cuoca non nasconde la propria fragilità.

«Spero che i pianti aiutino a sciogliere questi nodi», confida.

Non c’è alcun tentativo di mostrarsi più forte di quanto si senta realmente. Giusina sceglie semplicemente di condividere con il pubblico una parte del proprio dolore, senza entrare in particolari troppo personali.

La decisione di tornare al lavoro: «La vita continua»

Nonostante il momento difficile, Battaglia ha deciso di provare a riprendere in mano la propria quotidianità.

«A poco a poco, un passo alla volta, sto per riprendere in mano la mia vita e ho deciso di non annullare gli impegni che avevo già preso», ha spiegato.

Una scelta importante, che non significa aver superato il dolore, ma trovare gradualmente la forza di andare avanti.

«Questi prossimi giorni sarò per la prima volta di nuovo in mezzo a voi e alla mia community perché la vita continua e devo anche lavorare per vivere».

La cuoca ha quindi annunciato che tornerà presto anche in televisione, rassicurando i tanti telespettatori che in queste settimane si erano chiesti quando avrebbero potuto rivederla.

Il ritorno al Festival dello Spettacolo e il pensiero rivolto a Sergio

Prima del rientro televisivo, Giusina Battaglia ha già fissato un appuntamento con il suo pubblico.

Domenica sarà infatti presente al Festival dello Spettacolo organizzato da Tv Sorrisi e Canzoni, un impegno che aveva preso prima della scomparsa del marito e al quale non ha intenzione di rinunciare.

La motivazione è particolarmente toccante: «È un impegno che avevo già preso e non voglio annullare perché mio marito non avrebbe voluto».

Un pensiero che lascia emergere ancora una volta quanto Sergio continui a essere presente nelle sue scelte e nei suoi gesti quotidiani.

Il lutto e l’assenza da È sempre mezzogiorno

La notizia della morte di Sergio era stata comunicata durante la puntata del 19 ottobre di È sempre mezzogiorno.

La scomparsa improvvisa aveva profondamente colpito Giusina Battaglia, che aveva deciso di prendersi una pausa dagli impegni pubblici e televisivi per affrontare il lutto lontano dai riflettori.

Dal 2024 presenza apprezzata nel programma di Antonella Clerici, la cuoca siciliana ha conquistato negli anni un pubblico affezionato grazie alla sua spontaneità e alla capacità di raccontare la cucina della propria terra.

Adesso si prepara a tornare, senza nascondere le difficoltà di questo momento.

Il suo percorso sarà graduale, fatto di piccoli passi e di nuove abitudini da costruire. Il dolore per la perdita di Sergio resta, così come il ricordo di una persona fondamentale nella sua vita.

Ma il messaggio condiviso con i follower racconta anche una scelta di coraggio: provare a ricominciare, continuando a portare con sé l’amore e i ricordi di chi non c’è più.

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GF Vip 2026, Celentano stronca il reality: “Costretti da Mediaset al gioco più sporco possibile”
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GF Vip 2026, Celentano stronca il reality: “Costretti da Mediaset al gioco più sporco possibile”

GF Vip 2026, Celentano stronca il reality: “Costretti da Mediaset al gioco più sporco possibile”

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Il Molleggiato sorprende tutti con un commento sui social dedicato al reality di Canale 5. Nel mirino finisce una prova organizzata durante la puntata speciale di Halloween, che ha coinvolto i concorrenti in una staffetta con palloncini e alimenti. Non tarda ad arrivare la risposta pungente di Selvaggia Lucarelli.

Una critica inaspettata, destinata a far discutere. Adriano Celentano interviene sul Grande Fratello Vip 2026 e lo fa con parole piuttosto dure, sorprendendo i telespettatori e soprattutto i suoi stessi fan. Il Molleggiato, che raramente si sofferma sui programmi televisivi di intrattenimento, ha deciso di commentare quanto accaduto durante l’ultima puntata del reality di Mediaset, prendendo di mira una particolare prova organizzata per i concorrenti.

A non convincerlo è stato soprattutto il gioco a staffetta proposto durante la puntata speciale dedicata ad Halloween, caratterizzato dall’utilizzo di palloncini e diversi alimenti. Una prova che ha suscitato reazioni contrastanti tra il pubblico e che Celentano non ha esitato a definire «un gioco alquanto disgustoso».

L’affondo di Celentano contro il Grande Fratello Vip

Il commento del cantante è arrivato direttamente attraverso la sua pagina Instagram, dove ha espresso senza troppi giri di parole il proprio giudizio sulla prova organizzata dagli autori del programma.

«Non sarebbe nemmeno male se non fosse…», ha scritto il Molleggiato, lasciando intendere che il reality potrebbe anche avere elementi interessanti, se non fosse per alcune situazioni che finiscono per abbassarne il livello.

Il giudizio più severo è arrivato proprio in riferimento alla prova che ha coinvolto gli inquilini della Casa. Celentano ha parlato di concorrenti «costretti da Mediaset a fare il gioco più sporco possibile», accompagnando il commento con una definizione decisamente poco lusinghiera: «Un gioco alquanto disgustoso».

Parole che hanno immediatamente attirato l’attenzione degli utenti, soprattutto perché pronunciate da un personaggio come Adriano Celentano, solitamente lontano dalle polemiche legate ai reality televisivi.

La replica di Selvaggia Lucarelli: frecciata al Molleggiato

A rendere ancora più interessante la vicenda è stata la risposta di Selvaggia Lucarelli, opinionista del Grande Fratello Vip insieme a Cesara Buonamici.

La giornalista non ha lasciato cadere nel vuoto il commento del cantante e ha replicato con una battuta decisamente pungente: «Non sarebbe male detto da te vale anche un po’ di mononucleosi».

Una risposta ironica che ha aggiunto un nuovo elemento al confronto social, trasformando il commento di Celentano in un piccolo caso mediatico.

La reazione della Lucarelli ha inevitabilmente alimentato la curiosità del pubblico, già sorpreso dall’intervento del Molleggiato sul programma.

Celentano spettatore del GF Vip: il web resta sorpreso

A colpire maggiormente gli utenti non sono state soltanto le parole utilizzate dal cantante, ma anche il fatto che abbia seguito con attenzione il Grande Fratello Vip.

Il profilo Instagram di Celentano, infatti, non è solito occuparsi di reality e programmi di intrattenimento. Proprio per questo motivo il suo intervento ha generato stupore e numerosi commenti divertiti.

L’immagine di uno degli artisti più importanti della musica italiana davanti alla televisione, intento a seguire le dinamiche della Casa e a commentare le prove dei concorrenti, ha inevitabilmente strappato più di un sorriso.

Eppure Celentano non è l’unico personaggio insospettabile ad aver mostrato interesse per il mondo dei reality.

Da Andrea Bocelli a Francesco Guccini: i vip che seguono il Grande Fratello

Negli ultimi tempi anche altri nomi illustri sono finiti, in maniera più o meno diretta, nelle conversazioni legate al Grande Fratello.

Tra questi c’è Andrea Bocelli, diventato protagonista di una citazione durante una battuta di Alessandro Roncaccia rivolta a Guendalina Tavassi, mentre i concorrenti giocavano a pallone in giardino.

Ancora più sorprendente il racconto legato a Francesco Guccini, che in passato aveva confessato di seguire programmi televisivi come Il Grande Fratello e Temptation Island.

Il cantautore aveva spiegato di guardare molta televisione anche a causa dei problemi alla vista che gli rendevano difficile leggere. E proprio parlando dei reality aveva ammesso di divertirsi davanti a programmi che considerava, con una certa ironia, televisione spazzatura.

La sua osservazione più interessante riguardava però la natura stessa di questi format: secondo Guccini, il divertimento nasceva anche dalla consapevolezza che molte situazioni fossero costruite a tavolino dagli autori.

Adesso, con l’intervento di Adriano Celentano, il Grande Fratello Vip si ritrova sotto i riflettori anche per l’attenzione di un altro protagonista della cultura e dello spettacolo italiano. E se il Molleggiato ha promosso almeno in parte il programma, sulla prova di Halloween il suo giudizio è stato decisamente senza appello.

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Caso David Rossi, Mussari denuncia Massimo Giletti: “Accuse gravissime e false”
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Caso David Rossi, Mussari denuncia Massimo Giletti: “Accuse gravissime e false”

Caso David Rossi, Mussari denuncia Massimo Giletti: “Accuse gravissime e false”

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Nuovo colpo di scena nella vicenda della morte dell’ex manager di Mps. L’ex presidente della banca senese presenta una denuncia alle Procure di Roma e Firenze contro il giornalista e Saverio Giampà. Nel mirino le dichiarazioni sul presunto mandante, una fotografia mostrata in televisione e la possibile fuga di documenti riservati dalla Commissione parlamentare d’inchiesta.

Il caso della morte di David Rossi torna ad accendere lo scontro giudiziario e mediatico. A oltre tredici anni dalla scomparsa dell’ex responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, arriva una nuova iniziativa destinata a far discutere. Giuseppe Mussari, ex presidente della banca senese, ha presentato una denuncia-querela contro il giornalista Massimo Giletti e Saverio Giampà, ex collaboratore di giustizia, contestando alcune dichiarazioni e ricostruzioni emerse nelle ultime settimane.

L’esposto è stato depositato presso le Procure di Roma e Firenze ed è accompagnato da 21 documenti. I legali di Mussari, Tullio Padovani, Fabio Pisillo e Francesco Marenghi, ipotizzano diversi reati, tra cui calunnia aggravata, diffamazione aggravata, rivelazione di segreti d’ufficio e pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale.

Si tratta di ipotesi formulate dalla difesa, sulle quali dovranno ora pronunciarsi gli organi giudiziari.

Le accuse di Giletti sul presunto mandante della morte di David Rossi

Uno dei punti centrali della denuncia riguarda le dichiarazioni di Massimo Giletti, diffuse attraverso i social e durante alcune puntate della trasmissione Lo Stato delle Cose, in onda su Rai 3.

In particolare, i legali fanno riferimento a un video pubblicato su Instagram il 18 ottobre, nel quale il giornalista anticipava una ricostruzione secondo cui il presunto mandante della morte di David Rossi sarebbe stato proprio Giuseppe Mussari.

Un’accusa che l’ex presidente di Mps respinge categoricamente.

«Una follia prima ancora che una calunnia gravissima e senza uguali», sarebbe stata la sua reazione alle affermazioni circolate.

Secondo la difesa, le ricostruzioni diffuse avrebbero attribuito a Mussari responsabilità estremamente gravi senza adeguati riscontri, provocando un danno significativo alla sua reputazione.

La fotografia mostrata in televisione: «Quell’uomo non è Mussari»

Tra gli elementi contestati nell’esposto c’è anche una fotografia notturna mostrata durante la trasmissione di Giletti.

Nel corso del programma era stata riproposta un’audizione parlamentare del 16 febbraio 2022, durante la quale Mussari aveva dichiarato di aver trascorso la sera della morte di Rossi a Siena, nell’abitazione della moglie.

Successivamente era stata mostrata un’immagine scattata in un vicolo vicino al luogo in cui venne ritrovato il corpo dell’ex dirigente bancario. Una sagoma presente nella fotografia sarebbe stata ricondotta alla figura dell’ex presidente di Mps, mettendo così in discussione la sua precedente ricostruzione.

La difesa, tuttavia, sostiene che si tratti di un’identificazione completamente errata.

«La persona ritratta in quella fotografia non è l’Avv. Mussari, e anzi è già stata ricondotta all’identità di un diverso cittadino senese», hanno dichiarato i legali, contestando la diffusione di un’immagine che, a loro giudizio, sarebbe stata presentata senza le necessarie verifiche.

Nel mirino anche Saverio Giampà: i precedenti giudiziari richiamati dalla difesa

Un altro capitolo della denuncia riguarda Saverio Giampà, ex collaboratore di giustizia che ha reso dichiarazioni ai consulenti della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi.

Nei suoi confronti Mussari ipotizza il reato di calunnia aggravata.

Gli avvocati richiamano diversi precedenti giudiziari del dichiarante, tra cui condanne definitive per calunnia e false informazioni al pubblico ministero.

Nell’esposto viene citata anche una pronuncia del Tribunale di Bologna del 2026, secondo la quale Giampà avrebbe agito con l’obiettivo di riaccreditarsi presso i magistrati e poter nuovamente usufruire di programmi di protezione.

La difesa richiama inoltre una valutazione del Tribunale di Catanzaro del 2025, che avrebbe definito la sua attendibilità «ictu oculi compromessa».

Per i legali di Mussari, questi elementi avrebbero dovuto imporre una particolare prudenza nella valutazione delle dichiarazioni e nella loro eventuale diffusione pubblica.

Le dichiarazioni di un secondo testimone e i dubbi della difesa

Nella denuncia compare anche il nome di Renan William Vilanova Correa, detenuto che in passato ha fornito dichiarazioni sulla morte dell’ex dirigente di Mps.

La difesa si riserva di valutare eventuali ulteriori iniziative giudiziarie qualora dall’esame completo degli atti emergessero accuse direttamente rivolte a Mussari.

Anche in questo caso vengono richiamati precedenti giudiziari e presunte contraddizioni nelle ricostruzioni fornite dall’uomo.

Secondo gli avvocati, Correa avrebbe presentato nel tempo almeno quattro versioni differenti e inconciliabili sulla vicenda.

La difesa sottolinea quindi la necessità di verificare attentamente l’attendibilità dei dichiaranti. Naturalmente, i precedenti giudiziari non dimostrano automaticamente la falsità delle nuove dichiarazioni, che dovranno essere valutate nel loro contesto dagli organi competenti.

La presunta fuga di documenti riservati dalla Commissione d’inchiesta

La querela affronta anche un altro aspetto particolarmente delicato: la possibile diffusione illecita di documenti riservati della Commissione parlamentare d’inchiesta.

Secondo quanto sostenuto dai legali, alcuni verbali raccolti durante i lavori della Commissione sarebbero stati anticipati a un giornalista prima ancora di essere esaminati ufficialmente.

La difesa chiede quindi alle Procure di verificare come siano avvenute le eventuali trasmissioni dei documenti e di individuare i possibili responsabili di una violazione degli obblighi di riservatezza.

Anche su questo fronte sarà necessario attendere gli accertamenti della magistratura.

Mussari chiede di essere ascoltato: «Sulla morte di David si faccia piena luce»

L’ex presidente di Monte dei Paschi di Siena ha chiesto formalmente di essere interrogato dai magistrati di Roma e Firenze, dichiarandosi disponibile a fornire tutti i chiarimenti necessari.

Mussari continua a respingere qualsiasi coinvolgimento nella morte di David Rossi e rivendica il rapporto di amicizia che lo legava all’ex responsabile della comunicazione della banca.

Secondo la sua difesa, quel legame personale sarebbe stato trasformato in un pretesto per coinvolgerlo in accuse estremamente gravi.

L’ex presidente di Mps ha inoltre ribadito la propria vicinanza alla famiglia Rossi e la volontà che venga finalmente chiarito quanto accaduto il 6 marzo 2013.

Una vicenda che, a distanza di oltre tredici anni, continua dunque a riservare nuovi sviluppi. La denuncia di Mussari apre un ulteriore fronte giudiziario e riporta al centro dell’attenzione le dichiarazioni dei testimoni, il ruolo dell’informazione e la gestione degli atti della Commissione parlamentare.

La ricerca della verità sulla morte di David Rossi resta il punto fondamentale di una storia ancora oggi caratterizzata da interrogativi e ricostruzioni contrastanti.

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Tetto alunni stranieri, l’Ue avverte Meloni: “Discriminare per nazionalità è vietato, seguiamo il decreto”
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Tetto alunni stranieri, l’Ue avverte Meloni: “Discriminare per nazionalità è vietato, seguiamo il decreto”

Tetto alunni stranieri, l’Ue avverte Meloni: “Discriminare per nazionalità è vietato, seguiamo il decreto”

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Nuovo scontro tra il governo Meloni e Bruxelles sul limite del 30% agli alunni stranieri nelle classi. La Commissione europea interviene sul decreto Scuola voluto dal ministro Giuseppe Valditara e richiama l’Italia al rispetto dei Trattati comunitari, che vietano ogni forma di discriminazione basata sulla nazionalità, sia diretta sia indiretta. Una presa di posizione che riaccende il confronto politico e spinge le opposizioni a chiedere il ritiro della misura.

La vicenda riguarda una delle disposizioni più discusse introdotte dall’esecutivo nell’ambito della riforma del sistema scolastico. Il provvedimento punta a limitare al 30% la presenza di determinate categorie di studenti con cittadinanza straniera nelle classi, con l’obiettivo dichiarato di favorire una maggiore integrazione linguistica e una distribuzione più equilibrata degli alunni negli istituti.

La Commissione europea avverte il governo: «Discriminazione vietata»

A intervenire sulla questione è stata Roxana Mînzatu, vicepresidente della Commissione europea, rispondendo a un’interrogazione presentata dalla delegazione del Partito democratico al Parlamento europeo.

Bruxelles ha fatto sapere di seguire «attentamente» gli sviluppi legislativi del decreto italiano, ricordando che i Trattati dell’Unione europea vietano qualsiasi discriminazione fondata sulla nazionalità.

La Commissione ha precisato che eventuali deroghe a questo principio sono ammesse soltanto in circostanze specifiche, come motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza o sanità pubblica. Anche in questi casi, tuttavia, le eccezioni devono essere interpretate in maniera restrittiva.

Le parole provenienti da Bruxelles rappresentano un richiamo significativo per l’esecutivo italiano, anche se non costituiscono ancora una bocciatura formale del provvedimento. Resta quindi aperta la questione della compatibilità delle nuove disposizioni con il diritto europeo.

Cosa prevede il limite del 30% introdotto da Valditara

La misura contestata è contenuta nel decreto Scuola approvato dal governo lo scorso settembre e fortemente voluto dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

Il tetto del 30% non riguarda indistintamente tutti gli studenti con cittadinanza straniera, ma specifiche categorie individuate sulla base del percorso scolastico e della nascita.

Per le prime classi della scuola primaria, il limite si applica agli alunni non nati in Italia oppure che non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia.

Per le scuole medie e superiori, invece, la soglia riguarda gli studenti stranieri che non abbiano frequentato con esito positivo almeno tre anni nel sistema scolastico italiano.

Le nuove regole per la formazione delle classi prime entreranno in vigore dall’anno scolastico 2027/2028. Per l’anno scolastico 2026/2027, il limite sarà invece applicato ai nuovi inserimenti nelle classi già esistenti.

Nel caso in cui una scuola non riesca a rispettare la soglia prevista, gli Uffici scolastici territoriali potranno intervenire per redistribuire gli studenti tra istituti vicini. Nella riorganizzazione dovranno essere considerate anche la distanza dall’abitazione e le esigenze delle famiglie.

Il Pd attacca Meloni e Valditara: «Il decreto è fuori dai trattati»

La presa di posizione della Commissione europea ha immediatamente riacceso lo scontro politico in Italia. Tra i primi a intervenire è stato Nicola Zingaretti, capodelegazione del Partito democratico al Parlamento europeo, che ha interpretato la risposta di Bruxelles come una conferma delle criticità del provvedimento.

«La risposta della Commissione europea alla nostra interrogazione è chiara. Il decreto del governo Meloni sul tetto agli alunni stranieri in classe non è solo fuori da ogni buon senso e dalla realtà delle nostre scuole: è anche fuori dai trattati europei», ha dichiarato l’eurodeputato.

Zingaretti ha poi contestato la logica alla base della misura, sostenendo che la composizione delle classi non possa essere regolata attraverso criteri legati alla nazionalità degli studenti.

«Mettere un bambino in una classe invece che in un’altra non c’entra niente con ordine pubblico o sicurezza. La scuola italiana non ha bisogno di quote, ma di investimenti», ha aggiunto.

Da qui la richiesta rivolta direttamente al governo di ritirare il decreto, evitando un eventuale intervento delle istituzioni europee.

La protesta degli studenti: «Si creano muri nelle scuole»

Alle critiche del Partito democratico si sono aggiunte quelle della Rete degli Studenti Medi del Lazio. Il coordinatore regionale Simone Montori ha definito la vicenda una forma di speculazione politica che rischierebbe di coinvolgere direttamente gli studenti e le loro famiglie.

Secondo il rappresentante degli studenti, introdurre limiti basati sulla provenienza degli alunni rischierebbe di alimentare divisioni all’interno degli istituti, anziché favorire percorsi di integrazione.

«Dividere le classi in base alla nazionalità crea muri all’interno delle scuole e prova a nascondere i reali problemi del sistema d’istruzione pubblico», ha dichiarato Montori, chiedendo alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro Valditara di ritirare immediatamente il provvedimento.

Il governo attende, ma lo scontro con Bruxelles si riaccende

L’intervento della Commissione europea apre una nuova fase di confronto sulla riforma scolastica voluta dall’esecutivo. Da una parte c’è la posizione del governo, che considera il tetto uno strumento per affrontare le difficoltà legate alla concentrazione di studenti con competenze linguistiche ancora insufficienti; dall’altra ci sono le opposizioni e le organizzazioni studentesche, che contestano il rischio di discriminazioni e chiedono maggiori investimenti nell’istruzione e nell’integrazione.

Il richiamo di Bruxelles non equivale, almeno per il momento, a un blocco del decreto. Tuttavia, mette in evidenza la necessità di verificare attentamente la compatibilità delle nuove regole con i principi europei.

La questione è destinata a rimanere al centro del dibattito politico nelle prossime settimane. Sul tavolo non c’è soltanto il futuro del tetto del 30%, ma anche il modello di scuola che l’Italia intende costruire: una scuola che punta a gestire le differenze attraverso limiti numerici oppure attraverso strumenti di sostegno, formazione linguistica e inclusione.

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“Youssef Siher è vicino a Hamas”. Ma Forza Italia lo invitava: la clamorosa scoperta
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Youssef Siher è diventato uno dei principali bersagli politici del governo Meloni e del centrodestra dopo i disordini che hanno attraversato Milano il 17 e 18 ottobre. Da giorni il suo nome viene evocato dagli esponenti della maggioranza come simbolo delle responsabilità delle piazze, mentre si moltiplicano gli attacchi nei suoi confronti. Tra i più recenti c’è quello del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che ha dichiarato di non essere sorpreso di vedere Siher accostato a personaggi ritenuti vicini ad Hamas. Peccato che proprio il partito di Gasparri, appena cinque anni fa, lo avesse invitato a un proprio evento pubblico, presentandolo come uno dei volti della nuova Milano.

L’ironia politica della vicenda è tutta in una data: 19 settembre 2021. A poche settimane dalle elezioni comunali milanesi, Forza Italia aveva organizzato a Sesto San Giovanni l’iniziativa Rialzati, Milano, una giornata di incontri e confronti dedicata al futuro della città. Tra gli invitati figurava proprio Siher, allora rappresentante degli studenti nel Senato accademico dell’Università degli Studi di Milano. Non un ospite qualsiasi, dunque, ma uno dei protagonisti del panel dedicato ai «Nuovi milanesi – Milano città multiculturale». E al suo stesso tavolo sedeva anche Matteo Perego di Cremnago, oggi sottosegretario alla Difesa e tra i nomi in corsa per una possibile candidatura del centrodestra alle comunali del 2027.

Nel frattempo, l’indagine su Siher è stata trasformata dalla maggioranza in un caso politico nazionale, ben prima che il quadro giudiziario fosse definito. Dopo la decisione della giudice per le indagini preliminari di disporne la scarcerazione, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tornata ad attaccare la magistratura. Sulla stessa linea si sono mossi anche esponenti del governo che in altre occasioni hanno rivendicato il valore del garantismo. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, subito dopo l’arresto, aveva già definito sui social il 31enne «ideatore del movimento 17 ottobre». Il ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, ha invece giudicato troppo permissiva la decisione dei giudici di scarcerarlo.

A rincarare la dose è arrivato Gasparri, che ha rilanciato una fotografia pubblicata dal Giornale, nella quale Siher compare alle spalle di Mohammad Hannoun, durante un evento pubblico. La data dello scatto non è nota. Hannoun si trova in carcere da quasi un anno in custodia cautelare, nell’ambito di un’inchiesta sui presunti finanziamenti illeciti ad Hamas. Secondo gli inquirenti sarebbe una figura di vertice dell’organizzazione in Italia. Il 29 ottobre la Procura di Genova ha chiesto il rinvio a giudizio: si tratta dunque di un’accusa ancora da sottoporre al vaglio del processo, non di una responsabilità accertata.

Commentando l’immagine, Gasparri ha scritto: «Youssef Siher, il presunto agitatore delle piazze del 17 ottobre, fotografato insieme ad Mohammad Hannoun, un personaggio opaco che è attualmente in carcere in attesa di essere processato con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo per i presunti finanziamenti ad Hamas. Non avevamo dubbi che personaggi del genere andassero a braccetto». C’è però un dettaglio che nella ricostruzione del senatore rischia di passare in secondo piano: le indagini su Siher riguardano la creazione di una chat il 19 ottobre, quando le manifestazioni del 17 e 18 ottobre erano ormai terminate. Definirlo il presunto agitatore di quelle piazze significa quindi attribuirgli un ruolo che, almeno sulla base degli elementi citati nell’inchiesta, non risulta dimostrato.

Ma se una fotografia può diventare uno strumento per insinuare collegamenti politici e frequentazioni compromettenti, Forza Italia dovrebbe forse fare i conti anche con il proprio archivio fotografico. Perché tra le immagini che ritraggono Siher ce n’è una decisamente meno recente, risalente proprio all’evento organizzato dal partito nel settembre 2021. Rialzati, Milano era stato presentato come un’occasione per «scrivere insieme le ricette necessarie perché Milano possa tornare a correre». Tra gli ospiti c’era anche la senatrice Licia Ronzulli, oggi vicepresidente del Senato, insieme a diversi esponenti locali del partito.

L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori era valorizzare le competenze e le energie di una città multiculturale, coinvolgendo personalità provenienti da mondi e percorsi differenti. Alessandro De Chirico, consigliere comunale di Forza Italia, e Giulio Gallera, allora tra i promotori dell’iniziativa ed ex assessore regionale alla Sanità, avevano parlato della necessità di «valorizzare tutte le energie positive della nostra città» e di costruire un futuro milanese «senza lasciare indietro nessuno». In questo contesto si inseriva il panel dedicato ai nuovi milanesi, nel quale Siher era stato invitato proprio per il suo ruolo di rappresentante degli studenti universitari. Un profilo che all’epoca veniva evidentemente considerato interessante e meritevole di ascolto.

A confermare l’entusiasmo per quell’incontro era stato lo stesso Gallera, che sui social aveva parlato di «molti spunti di riflessione» sul tema dell’integrazione, sottolineando come «integrazione e convivenza rappresentano il valore aggiunto per una città aperta e moderna come dovrebbe essere la nostra Milano». Nello stesso panel sedeva anche Matteo Perego di Cremnago, allora deputato azzurro e oggi sottosegretario alla Difesa. Un particolare politicamente tutt’altro che secondario: Perego è infatti tra i nomi che circolano nel centrodestra per la candidatura a sindaco di Milano nel 2027, insieme alla leghista Silvia Sardone.

Cinque anni dopo, dunque, lo scenario è radicalmente cambiato. Siher, che nel 2021 era stato accolto da Forza Italia come interlocutore sui temi dell’integrazione e della multiculturalità, oggi viene indicato dagli stessi ambienti politici come figura da cui prendere le distanze. Naturalmente, un invito a un evento pubblico non dimostra alcuna vicinanza politica né può essere utilizzato per stabilire responsabilità giudiziarie. Ma proprio questo dovrebbe valere anche al contrario: una fotografia, una conoscenza o la partecipazione a uno stesso evento non bastano a dimostrare complicità o appartenenze. Il punto, allora, non è stabilire chi abbia ragione sulla base di vecchi scatti, ma chiedersi perché ciò che ieri rappresentava un’occasione di dialogo e valorizzazione della multiculturalità oggi venga raccontato come un elemento politicamente imbarazzante. E soprattutto perché il garantismo, principio tanto rivendicato, sembri diventare improvvisamente negoziabile quando sul tavolo c’è un avversario politico.

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